Spendere, ok, ma come?
Il vertice informale dei leader europei ha creato una situazione di attesa, che fotografa una dinamica di stallo che non è facile prevedere quando e se sarà sbloccata. Intanto, però, la pressione dei mercati e l’incertezza sul futuro esercitano un’influenza paralizzante, che blocca la disponibilità di credito rallentando ulteriormente le attività economiche.
6 AGO 20

Il vertice informale dei leader europei ha creato una situazione di attesa, che fotografa una dinamica di stallo che non è facile prevedere quando e se sarà sbloccata. Intanto, però, la pressione dei mercati e l’incertezza sul futuro esercitano un’influenza paralizzante, che blocca la disponibilità di credito rallentando ulteriormente le attività economiche. A esprimere nel modo più drammatico l’insostenibilità della situazione è stato il presidente del governo spagnolo, Mariano Rajoy, che sottolinea come non si possa aspettare di completare un nuovo disegno europeo se nel frattempo la carenza di liquidità non viene in alcun modo affrontata.
La crisi finanziaria spagnola ha caratteri specifici, che sul piano strutturale derivano dall’eccesso di esposizione nel finanziamento all’edilizia, ma che sono stati aggravati dalla politica miope dei governi socialisti di José Luis Rodríguez Zapatero. Quando ormai la crisi europea era galoppante, Zapatero ha continuato a consentire alle regioni bilanci in grave deficit, nell’illusione di conservare maggioranze politiche che ha invece poi perso quasi ovunque. La crisi bancaria, già evidente soprattutto nelle casse di risparmio legate alle autonomie locali, è stata occultata attraverso una serie di fusioni, autorizzate e anzi promosse dallo stesso Banco di Spagna. Quando queste entità si sono rivolte al mercato azionario per ricapitalizzare, la risposta è stata talmente negativa, com’era prevedibile, da portarle sull’orlo del fallimento. Ora, quell’errore viene pagato caro, lo stato ha dovuto acquisire la maggioranza di Bankia, di fatto nazionalizzando le perdite del colosso madrileno, oltre che di altre banche minori. Neppure l’iniezione di denaro dalla Banca centrale europea, per più di 300 miliardi, ha ristabilito la fiducia e quindi il sistema finanziario spagnolo, che non è in grado di finanziare se stesso, è ancora meno capace di finanziare le attività economiche. Rajoy ha promosso riforme dolorose, aumentato le tasse, dimezzato l’indennità di licenziamento, ma le misure di austerità, sommate al blocco del credito, impediscono la ripresa di un’economia che produce una disoccupazione paurosa, al 23 per cento della forza lavoro e tutt’ora in aumento. La Spagna non è la Grecia, si potrebbe salvare, ma ha bisogno di un aiuto europeo immediato, che la fase di attesa inaugurata dal vertice non sembra permettere, con gravi conseguenze per tutti.